Sondaggio Confapi: “La burocrazia frena gli investimenti green delle PMI”

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Il costo dell’energia continua a comprimere margini, frenare investimenti e indebolire la competitività delle piccole e medie imprese italiane. È quanto emerge dall’indagine Confapi sui consumi energetici delle PMI. Il campione analizzato è composto per oltre l’84% da imprese con sede in Italia con meno di 50 dipendenti e per più dell’80% da realtà con fatturato inferiore ai 10 milioni di euro. Si tratta di aziende non energivore ma fortemente esposte alla volatilità dei prezzi energetici, oggi amplificata dalle dinamiche globali legate alle crisi internazionali, alle tensioni sulle forniture e alla ridefinizione degli equilibri energetici.

Gli investimenti green

Sul fronte degli investimenti, emerge un impegno significativo del campione intervistato ma, secondo Confapi, ancora insufficiente. Il 38,6% delle imprese ha investito in illuminazione efficiente, il 33,8% in fotovoltaico e il 21,5% in pompe di calore. Tuttavia, quasi una PMI su quattro non ha effettuato alcun intervento negli ultimi tre anni. Ancora più critico il ritardo sugli strumenti più evoluti. Solo l’11% partecipa a comunità energetiche rinnovabili, mentre circa il 70% non conosce o non utilizza i Power Purchase Agreement (PPA). Le principali criticità segnalate dalle imprese sono chiare e ricorrenti: eccessiva complessità burocratica e autorizzativa; difficoltà di accesso agli incentivi; carenza di informazione e accompagnamento tecnico; assenza di strumenti finanziari adeguati alle PMI.

Accesso agli incentivi

Il dato più allarmante riguarda proprio l’utilizzo delle misure pubbliche. Quasi il 40% delle imprese che ha investito non ha beneficiato di alcun incentivo. Per le imprese intervistate che hanno utilizzato incentivi, emerge come tra gli strumenti più utilizzati figurino il Piano Industria 4.0 (16,9%), Transizione 5.0 (12,3%) e il Conto Energia per il fotovoltaico (10,9%).

Confapi chiede un cambio di passo

Alla luce di questi risultati, Confapi chiede un cambio di passo netto: l’energia deve diventare una priorità strutturale dell’agenda industriale nazionale, anche alla luce della crescente competizione internazionale per l’accesso alle risorse energetiche e della necessità di rafforzare la sicurezza e la sovranità energetica del Paese. Le priorità dovranno essere, nel breve periodo, il contenimento dei costi energetici anche per le PMI non energivore e la semplificazione delle procedure autorizzative. Nel medio periodo, Confapi chiede incentivi realmente accessibili, rafforzamento dell’assistenza tecnica e strumenti finanziari mirati. Infine, nel  lungo periodo chiede una reale integrazione tra politica energetica e industriale, lo sviluppo di modelli territoriali e il rafforzamento dell’autonomia energetica nazionale

«Oggi l’Italia vive un vero paradosso competitivo», afferma Massimo Marengo, referente nazionale energia di Confapi. «Il costo dell’energia, superiore a quello dei principali partner europei, è il risultato di scelte rinviate negli ultimi dieci anni, ma anche di un contesto geopolitico che ha reso più fragili e costose le catene di approvvigionamento. Il confronto con Paesi come la Spagna, che hanno costruito un mix equilibrato tra rinnovabili, accumuli e altre fonti, è evidente e penalizzante. Questa situazione frena investimenti, innovazione e capacità competitiva del nostro sistema manifatturiero. Serve superare un approccio frammentato e inefficace e adottare un piano energetico nazionale organico, che punti con decisione su autoproduzione e autoconsumo, semplificando radicalmente le regole. Le PMI non chiedono sussidi permanenti, ma condizioni chiare e stabili per programmare, investire e competere. Senza un intervento strutturale, la transizione energetica rischia di rallentare e la competitività del Paese di essere compromessa».

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