Wood Mackenzie: lo stop UE a inverter cinesi interesserà il 14% della domanda (28 GW) fino al 2030

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Continua a far discutere la recente decisione della Commissione europea di vietare l’utilizzo di inverter e sistemi di accumulo provenienti dalla Cina e da altri paesi considerati ad alto rischio nei progetti finanziati dall’EU.

Secondo Wood Mackenzie questa scelta potrebbe interessare il 14% della domanda europea di inverter prevista tra il 2026 e il 2030 per un totale di oltre 28 GW. Nello stesso periodo, potrebbe essere coinvolto anche il 12% delle installazioni di storage previste, con l’accumulo utility scale maggiormente esposto.

Motivo e impatto del divieto

Questo divieto punta a contrastare il dominio dei fornitori cinesi nel mercato europeo degli inverter: infatti nel 2025 oltre l’80% dei convertitori importati in Europa proveniva dalla Cina.

Secondo le stime, questa decisione colpirà soprattutto i paesi dell’Europa centrale e orientale, dove i finanziamenti UE sono più diffusi. Tra i mercati più esposti ci sono Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, i paesi baltici e la Grecia.

C’è inoltre da evidenziare che la Commissione europea sta chiedendo agli Stati membri di adottare questa restrizione anche per progetti fotovoltaici e di storage finanziati con bilanci nazionali. Se gli Stati membri si adeguassero, la quota di capacità coinvolta si amplierebbe considerevolmente rispetto alle stime.

Un sovrapprezzo contenuto

In ogni caso l’analisi di Wood Mackenzie indica che, nonostante il rilevante sovrapprezzo degli inverter di produzione europea, l’impatto complessivo sui costi totali dei progetti si attesterebbe solo tra il 2% e l’8% a seconda del segmento di mercato.

«Il costo, tuttavia, non è l’unico fattore di impatto», ha dichiarato Joe Shangraw, research analyst di Wood Mackenzie. «Le complicanze negli approvvigionamenti, le modifiche progettuali e lo scorporo forzato dei sistemi integrati batteria-inverter rappresentano ulteriori criticità, in particolare nei mercati dell’Europa orientale, più sensibili al fattore prezzo».

Gli effetti del divieto si estenderanno anche oltre i confini UE con restrizioni anche a progetti esteri finanziati da istituzioni europee. Inoltre, l’EU Cybersecurity Act attualmente in fase di revisione potrebbe estendere il divieto a tutti gli inverter e allo storage, indipendentemente dalla fonte di finanziamento.

«Questo divieto rappresenta un cambiamento rilevante, con circa 4-5 GW all’anno di domanda che potrebbero spostarsi da fornitori cinesi verso produttori europei da qui fino al 2030», ha dichiarato Juan Monge, principal analyst di Wood Mackenzie. «Ma è importante contestualizzare: circa l’80% della domanda europea passa attraverso canali privati e finanziamenti nazionali, dove il dominio degli inverter cinesi resterà per ora intatto. Resta centrale capire come la Commissione aggiornerà l’EU Cybersecurity Act e se gli Stati membri seguiranno l’indicazione della Commissione estendendo queste restrizioni ai propri programmi di finanziamento nazionali».

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