L’attuazione del Net Zero Industry Act (Nzia), il piano che mira a incentivare componenti Made in UE negli appalti pubblici e in specifiche aste dedicate alle fonti pulite, sta procedendo a un ritmo troppo lento e in modo disomogeneo. È quanto emerge da uno studio pubblicato da SolarPower Europe. Il piano ha l’obiettivo di coprire almeno il 40% del fabbisogno annuale di tecnologie pulite nei Paesi dell’Unione europea entro il 2030. Secondo l’associazione, gli Stati Membri avrebbero dovuto recepire le disposizioni del piano a partire dal 1° gennaio 2026.
Tuttavia, l’attuazione è risultata lenta: l’associazione segnala infatti un recepimento attivo in soli sei Stati membri. L’Italia è tra questi. “L’Italia ha dimostrato la fattibilità su larga scala dei criteri di resilienza attraverso le aste transitorie del FER X, assegnando 1,1 GW di capacità fotovoltaica”, si legge nel report. “Inoltre, sono attivi diversi regimi di incentivo nazionali che richiedono direttamente componenti prodotti nell’UE, delineando di fatto un approccio anticipato di tipo “Made in EU” mediante l’uso di criteri di ammissibilità”. Oltre l’Italia, gli altri Paesi che hanno recepito il piano sono Austria, con un bonus del 20% sull’utilizzo di prodotti Made in UE; la Francia, che ha introdotto il meccanismo nelle aste per lo sviluppo di impianti a terra, in maniera non del tutto lontana da quanto recepito in Irlanda; infine la Lituania, che sta spingendo i consumatori privati verso moduli ad alta efficienza made in UE.
«Rileviamo segnali nella giusta direzione, ma l’attuazione è troppo lenta», spiega Anett Ludwig, head of supply chains di SolarPower Europe. «Questo è già di per sé un motivo di preoccupazione, ma ciò che grave è l’approccio a patchwork adottato dagli Stati membri. L’Nzia sarà presto integrato dall’Industrial Accelerator Act. Confidiamo che tali negoziati procedano introducendo requisiti rigorosi per il Made in EU».
Dries Acke, deputy CEO di SolarPower Europe, ha aggiunto: «L’Nzia offre agli Stati membri uno strumento per sfruttare il potenziale del Mercato Unico. Questo report dimostra che gran parte di tale potenziale rimane inespresso. La Commissione deve garantire che l’Nzia possa essere attuato in modo semplice e uniforme. Per garantire un futuro solido alla produzione solare europea, serve un sostegno finanziario: una Cleantech Manufacturing Bank nell’ambito del Fondo Europeo per la Competitività, con sussidi legati alla produzione. Si tratta di un elemento imprescindibile per qualsiasi politica industriale credibile».
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