Stop UE a inverter cinesi? Scenari e rischi. Videointervista a Michele Mencarelli (MC Energy)

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SolareB2B punta i riflettori su un tema di stretta attualità e di grande importanza per il futuro del mercato del fotovoltaico italiano: il possibile stop all’importazione di inverter e sistemi di storage di produzione cinese da parte della Commissione europea.

Questo tema viene affrontato con una serie di videointerviste, la prima delle quali a Michele Mencarelli, amministratore di MC Energy. Quanto è concreta oggi l’ipotesi di restrizioni e quali i tempi di una eventuale entrata in vigore della norma? Se il blocco arrivasse davvero, quale sarebbe l’impatto più immediato per il mercato fotovoltaico europeo?

Per Michele Mencarelli, l’ipotesi di uno stop è più che concreta e affonda le radici nella normativa Cybersecurity Act che potrebbe entrare in vigore dal 1° novembre 2026.

«La notizia è stata accolta come un fulmine a ciel sereno», spiega Mencarelli. «Una volta in vigore, le banche europee non potranno più finanziare progetti di impianti a fonti rinnovabili che utilizzano inverter e sistemi di accumulo fabbricati in Cina, Iran, Russia e Corea del Nord. Sappiamo che qualche progetto di taglia utility scale è già stato bloccato. Il nostro timore è una reazione a cascata e un allineamento da parte di tutte le banche verso lo stop al finanziamento di questi prodotti».

Per Mencarelli, l’impatto è già critico. Lo stop arriva infatti in un momento in cui i progetti e i cantieri aperti in Italia sono numerosi. Soprattutto sul fronte del FER X e dell’asta Macse per i Bess. Allo stesso tempo, la capacità produttiva in Europa non è adeguata a fronteggiare questo problema.

«Si ferma un mercato senza aver prima creato una filiera europea», continua Mencarelli. «I produttori Made in UE non riusciranno mai a rispondere alla capacità annua che il nostro Paese si prepara a installare da qui ai prossimi anni. C’è quindi forte preoccupazione».

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