SolareB2B punta i riflettori su un tema di stretta attualità e di grande importanza per il futuro del mercato del fotovoltaico italiano: il possibile stop all’importazione di inverter e sistemi di storage di produzione cinese da parte della Commissione europea.
La questione viene approfondita attraverso una serie di videointerviste realizzate con alcuni dei principali protagonisti del fotovoltaico italiano. In questa puntata interviene Stefano Domenicali, vicepresidente di Ingeteam Italia.
Domenicali esprime un giudizio positivo sull’ipotesi che l’Unione europea introduca limiti alle importazioni di inverter e sistemi di accumulo provenienti dalla Cina. «Si tratta di una decisione strategica e necessaria», spiega Domenicali. «In Europa esistono aziende produttrici di inverter con solide capacità produttive e tecnologiche. Sono realtà perfettamente in grado di soddisfare la domanda di nuovi impianti fotovoltaici e Bess non solo nel mercato europeo ma anche a livello globale».
Secondo Domenicali, il tema non riguarda esclusivamente la disponibilità dei prodotti, ma anche la sicurezza e la resilienza del sistema energetico europeo. «C’è poi tutto un tema di cybersecurity che non può più essere ignorato. Gli inverter e i sistemi di storage sono componenti centrali nelle infrastrutture energetiche e devono garantire standard di sicurezza, controllo e trasparenza adeguati».
Dal punto di vista industriale, una maggiore valorizzazione della filiera europea avrebbe anche importanti ricadute sul piano occupazionale e sulla qualità del lavoro. Rafforzare la produzione e lo sviluppo tecnologico in Europa significa infatti sostenere posti di lavoro qualificati. Ma anche favorire investimenti in ricerca e sviluppo e preservare competenze industriali strategiche per il futuro energetico del continente.
Per Domenicali, la scelta europea non rappresenterebbe quindi un freno per il mercato. «Non vediamo problemi di disponibilità sul fronte degli inverter, così come per quanto riguarda le batterie. Anzi, alcune misure in arrivo, come il Macse e il FER X, potrebbero favorire lo sviluppo di nuovi impianti e mettere a terra diversi megawatt nei prossimi anni».
Per quanto riguarda lo storage, Domenicali evidenzia anche come il percorso normativo europeo sia stato concepito in modo graduale proprio per evitare qualsiasi rischio di blocco del mercato. «La normativa prevede una prima fase focalizzata sul Battery Management System, mentre l’eventuale introduzione di requisiti sulle celle avverrà solo tra tre o quattro anni», spiega Domenicali. «Questo significa che non ci sarà alcuna interruzione della disponibilità di sistemi di accumulo».
Secondo Domenicali, questa gradualità rappresenta una grande opportunità industriale per l’Europa. «In una prima fase si potranno sviluppare e produrre in Europa i sistemi di gestione delle batterie, con investimenti relativamente contenuti e tempi di sviluppo più rapidi. Parallelamente, i gruppi industriali europei avranno l’opportunità di costruire alleanze strategiche con gli attuali costruttori di batterie. Questo approccio consentirebbe di rafforzare progressivamente la filiera industriale europea dello storage. Partire dal BMS significa sviluppare competenze, software, sicurezza e controllo dei sistemi energetici. Successivamente, con una maggiore maturità industriale e con rischi ridotti, si potranno valutare investimenti più rilevanti nella produzione di celle direttamente in Europa».
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