In Italia l’agrivoltaico entra nel vivo. La tecnologia continua a registrare elevato interesse e a convincere, soprattutto per la possibilità di far coesistere produzione agricola e produzione energetica, ottimizzando l’utilizzo del suolo. A confermarlo sono i numeri: secondo quanto emerge dall’ultima edizione del Renewable Energy Report del Politecnico di Milano, nel 2025 oltre il 50% delle valutazioni di impatto ambientale in Italia riguardava progetti agrivoltaici e quasi l’80% ha ottenuto parere positivo.
Agrivoltaico, driver per l’utility scale
Si tratta di percentuali che confermano come questa configurazione sia ormai diventata la principale direttrice di sviluppo del fotovoltaico di taglia utility scale nel nostro Paese. Non si tratta più di una tecnologia sperimentale o di un mercato di nicchia: l’agrivoltaico sta entrando in una fase industriale, con pipeline da centinaia di megawatt e operatori che stanno strutturando competenze specifiche tra energia e agronomia. Al momento il numero degli impianti agrivoltaici operativi sul territorio è ancora limitato ed è legato a pochi, ma virtuosi casi. È previsto, tuttavia, un cambio di passo, soprattutto per il contributo legato agli incentivi del Pnrr e alla scadenza della prima finestra temporale, prevista per fine giugno.
Criticità
Nonostante le potenzialità di questo settore, non mancano di certo le insidie. La sfida decisiva sarà passare dalle autorizzazioni ai cantieri. La credibilità del settore si giocherà inoltre sulla capacità di progettare impianti di qualità, per garantire nel tempo la continuità agricola e la resa non solo delle installazioni, ma anche delle colture. Non basterà infatti installare impianti su terreni agricoli per poter dare la definizione di agrivoltaico: sarà necessario realizzare progetti integrati, fornire dati misurabili e garantire la miglior gestione agronomica. Ma per questo, serviranno tempo e competenze. Allo stesso tempo, gli operatori chiedono chiarezza normativa e una maggiore apertura da parte delle Regioni in termini autorizzativi. Ci sono ancora colli di bottiglia negli iter legati all’autorizzazione degli impianti, alle aree idonee e alla saturazione virtuale di rete.
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