I produttori occidentali di inverter fotovoltaici hanno già la capacità produttiva necessaria per soddisfare la domanda di nuovi impianti solari nei Paesi dell’Unione europea. È quanto riportato dall’European Solar Manufacturing Council (Esmc) a partire da una ricerca di S&P Global Energy.
I dati sono stati presentati alla luce della decisione dell’Unione europea di interrompere il flusso di fondi pubblici verso progetti con inverter di fornitori di proprietà o controllati da soggetti provenienti da Paesi ad alto rischio: Cina, Russia, Iran e Corea del Nord.
La risposta di European Solar Manufacturing Council
Secondo S&P Global Energy, la capacità produttiva europea di inverter si attesta a circa 104 GW. A questa si aggiungono oltre 120 GW di capacità produttiva disponibile da parte di produttori nelle Americhe e nella regione Asia-Pacifico, esclusa la Repubblica Popolare Cinese. La capacità produttiva europea disponibile per la sola domanda dei Paesi UE supera invece i 53 GW. «La disponibilità di prodotto non è il collo di bottiglia», dichiara Christoph Podewils, segretario generale di Esmc. «La possibilità di sostituire i fornitori considerati ad alto rischio esiste già oggi».
Presenza nei Paesi dell’Est
European Solar Manufacturing Council si concentra poi sulla presenza di produttori occidentali di inverter nei Paesi dell’Est. Emerge come anche nei Paesi dell’Europa orientale ci sia una buona presenza di player, con una base installata multi-gigawatt, team locali di assistenza e la capacità di incrementare in modo significativo la propria operatività nell’arco di pochi mesi. Un’indagine condotta da Esmc tra sei produttori occidentali ha evidenziato la presenza di una base installata complessiva di circa 14 GW in otto mercati oltre a circa 330 addetti alle vendite e all’assistenza presenti sul territorio o dedicati da remoto, e a una capacità di aumentare in modo sostanziale vendite e supporto nell’arco di circa sei mesi.
Non si tratta quindi di nuovi operatori arrivati per cogliere un’opportunità regolatoria: queste aziende operano nella regione da quasi quindici anni. La Polonia guida questo scenario: tutti e sei i produttori occidentali oggetto dell’indagine sono attivi nel Paese, con una base installata di 4.430 MW, circa 74 addetti dedicati e la capacità di aumentare la propria operatività entro tre mesi.
«L’inverter è il cervello di ogni impianto fotovoltaico», conclude Podewils. «Chi controlla il cervello controlla la rete. Il dibattito sulla capacità dell’Europa di emanciparsi dagli inverter ad alto rischio è risolto: la capacità produttiva esiste, i produttori sono presenti e nell’Europa orientale operano da quindici anni».
Sicurezza energetica a costi sostenibili
Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni dell’Esmc, a partire da un’analisi di Wood Mackenzie, la sicurezza energetica non comporterebbe costi proibitivi. “Optare per un inverter occidentale implica un aumento di circa il 2% sul costo di un progetto utility-scale o commerciale”, si legge nel report, “mentre in ambito di inverter di stringa residenziali si arriva al 3-4%. È importante sottolineare che i mercati dell’Europa orientale sono sostanzialmente in linea con Germania e Spagna: non esiste quindi uno svantaggio strutturale di costo nell’acquistare prodotti occidentali nei Paesi dell’Est”.
