SolareB2B punta i riflettori su un tema di stretta attualità e di grande importanza per il futuro del mercato del fotovoltaico italiano: il possibile stop all’importazione di inverter e sistemi di storage di produzione cinese da parte della Commissione europea.
La questione viene approfondita attraverso una serie di videointerviste realizzate con alcuni dei principali protagonisti del fotovoltaico italiano. In questa puntata interviene Attilio Bragheri, vice president large scale di SMA, che richiama l’attenzione degli operatori del fotovoltaico sui temi della cybersicurezza e della diversificazione della filiera.
La digitalizzazione del sistema elettrico ha trasformato gli inverter da semplici componenti hardware a dispositivi strategici: connessi, aggiornabili da remoto, capaci di gestire i flussi di energia su scala nazionale ed europea.
«Gli inverter non sono più semplici complementi hardware, ma dispositivi connessi, monitorabili e aggiornabili da remoto, in grado di influenzare l’equilibrio del sistema elettrico di uno Stato o di tutta l’Europa», ha commentato infatti Attilio Bragheri. Secondo il manager, è in questo contesto che va letta la proposta di Bruxelles di limitare l’importazione di inverter da Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. Non quindi come una misura protezionistica, ma come una risposta necessaria a un rischio sistemico reale.
Bragheri invita poi il mercato a concentrarsi sugli aspetti strategici più che sulle sole dinamiche commerciali e indica nella concentrazione delle forniture uno dei principali fattori di rischio per il mercato europeo. Uno dei temi centrali infatti riguarda la crescente dipendenza dell’Europa da fornitori concentrati in un numero limitato di Paesi.
«Il vero rischio non deriva dall’introduzione di standard più rigorosi. Il vero rischio è la dipendenza eccessiva da fornitori concentrati in un unico paese considerato a rischio dal punto di vista della cybersicurezza», ha aggiunto Bragheri. La proposta dell’Unione europea di limitare le importazioni di inverter da Paesi cosiddetti a rischio consentirebbe di diversificare la filiera, riducendo i rischi legati alla concentrazione dell’offerta.
Per gli operatori del settore, la sfida sarà trovare un equilibrio tra competitività, continuità delle forniture e tutela delle infrastrutture critiche, in un contesto normativo destinato a evolversi nei prossimi mesi. «Non stiamo parlando di una misura che mira a limitare la concorrenza, ma a ristabilire condizioni eque e a garantire che le tecnologie critiche siano trattate come tali, per la rete attuale e per il futuro», conclude Bragheri.
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