In Italia ci sono progetti nel settore delle energie rinnovabili e dello stoccaggio per un valore di 12 miliardi di euro in attesa di allaccio in bassa tensione. L’80% è rappresentato da impianti fotovoltaici e il 14% da sistemi storage.
Senza interventi mirati, questa crescente congestione della rete potrebbe ritardare la transizione energetica del Paese e consolidare la dipendenza dalle importazioni di gas fossile. Si ricorda infatti che l’Italia importa oltre il 90% del proprio gas ed è una delle economie europee più esposte alla volatilità dei mercati energetici globali.
È quanto emerge da un rapporto redatto dalla società di consulenza Afry su incarico di Beyond Fossil Fuels e titolato “Grid expectations: The distribution backlog stalling Europe’s energy transition”.
Nel report si legge che, negli ultimi anni, i programmi di incentivazione disponibili hanno determinato un forte aumento delle richieste di connessione alla rete in bassa tensione da parte di impianti come fotovoltaico, pompe di calore e veicoli elettrici. Questo sta mettendo sotto forte pressione l’infrastruttura elettrica del Paese.
In conseguenza la coda di allaccio alla rete a livello di distribuzione per gli impianti fotovoltaici è pari a 53 GW, circa due terzi di quanto necessario per raggiungere i 79 GW previsti al 2030 dal Pniec. In relazione allo storage invece la coda di allaccio è pari a 9 GW, la metà rispetto al target al 2030 del Pniec che prevede l’allaccio di 18 GW di stoccaggio.
Le energie rinnovabili, in particolare il solare, rivestono un ruolo centrale nella riduzione di tale dipendenza nell’ambito del Pniec che punta a raggiungere il 65% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030. Tuttavia le infrastrutture di rete sono state originariamente progettate per carichi di natura diversa e perlopiù unidirezionali e oggi faticano a reggere l’evoluzione. A questo si aggiungono procedure autorizzative complesse e ritardi burocratici nell’ammodernamento delle cabine e delle sottostazioni, che limitano la capacità dei gestori delle reti di distribuzione di espandere la rete con la rapidità necessaria.
«L’Italia non solo deve potenziare le proprie reti di distribuzione dell’energia elettrica per gestire meglio le energie rinnovabili e far fronte a una maggiore domanda di energia con l’elettrificazione dei consumi, ma ha anche bisogno di una maggiore affidabilità nella trasmissione dei dati di misurazione e di monitoraggio per potenziare la risposta alla domanda e migliorare il monitoraggio delle interruzioni nella produzione da fonti rinnovabili», ha affermato Michele Governatori, esperto senior di energia presso Ecco, think tank italiano per il clima, partner italiano di Beyond Fossil Fuels che ha commissionato lo studio ad Afry.
Il rapporto di Afry traccia anche un profilo della rete di distribuzione italiana dove ci sono circa 130 gestori di distribuzione tra cui e-distribuzione che da sola serve circa l’85% degli utenti finali. Ci sono inoltre un unico gestore nazionale di trasmissione (Terna) e diversi grandi gruppi energetici verticalmente integrati (tra cui Enel, A2A, Edison, Iren).
«Le reti di distribuzione costituiscono oggi un ostacolo che separa famiglie e le imprese da bollette energetiche più convenienti. Le code per l’allacciamento dei progetti relativi alle energie rinnovabili e allo stoccaggio si stanno facendo sempre più lunghe, rallentando la transizione energetica e indebolendo la competitività dell’Europa», ha aggiunto Duygu Kutluay, campaigner di Beyond Fossil Fuels. «Mentre i combustibili fossili continuano a non soddisfare le nostre esigenze, i gestori delle reti di distribuzione devono stare al passo con la transizione verso un’energia più pulita per proteggere la sicurezza energetica dell’Europa e rendere l’energia più accessibile ai consumatori. Senza riforme a livello di governance e di gestione operativa, il potenziale delle energie rinnovabili in Europa sarà soffocato, non per mancanza di ambizione o di investimenti, ma a causa dei limiti delle reti stesse che dovrebbero fornirle».
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