Giunge al termine il progetto Carbon, startup nata con l’intento di costruire una gigafactory per la produzione di moduli fotovoltaici in Francia.
“Carbon è nato con l’ambizione di contribuire alla nascita di una filiera fotovoltaica europea sostenibile, autonoma e competitiva”, si legge in una nota rilasciata dai responsabili del progetto. “Questa volontà si basava sulla costruzione di impianti industriali su larga scala, tra cui un gigafactory, condizione indispensabile per raggiungere livelli di costo competitivi su scala mondiale”.
Per la costruzione e la gestione di una simile fabbrica, però, erano necessarie condizioni a oggi non presenti. Tra queste condizioni, una normativa a supporto di un mercato dedicato agli attori europei e sostenuto dagli Stati membri. Così facendo sarebbe stato possibile accompagnare la crescita industriale e compensare i sovraccosti.
Già dal 2023 è stata manifestata la volontà politica dell’Unione europea e dei suoi Stati membri di reindustrializzare e rilocalizzare la catena del valore del fotovoltaico. Tuttavia la realizzazione di tali ambizioni procede lentamente. “Il Net Zero Industry Act, adottato nel giugno 2024, si è limitato a diversificare le catene di approvvigionamento senza creare una preferenza per la produzione europea”, si legge sempre nella nota.
Parallelamente, a marzo 2026, l’Industry Acceleration Act ha esteso il perimetro del Made in Europe a tutti i paesi che dispongono di un accordo di libero scambio con l’Unione europea, includendo potenzialmente Turchia, Vietnam o India. Questo ha di fatto rinviato l’introduzione di una preferenza europea al 2030.
I responsabili del progetto Carbon hanno commentato che “il processo legislativo prosegue. Tuttavia al momento non vi è alcuna certezza circa la nascita di un mercato di questo tipo per quanto riguarda i tempi, il suo ambito di applicazione e le sue regole. Bisognerà attendere ancora almeno un anno, senza alcuna garanzia che la legislazione consenta la creazione di un mercato sovrano”.
In questo contesto, la mancanza di visibilità sul mercato potenziale e le incertezze sull’allineamento dell’impegno europeo e francese non consentono di riunire, in tempi compatibili, le condizioni necessarie per garantire i finanziamenti indispensabili al proseguimento del progetto. Da qui la decisione di concluderlo.

