Limitazioni UE a inverter e Bess dalla Cina? Scenari e rischi

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Nelle ultime settimane ha tenuto banco il tema relativo all’intenzione da parte dell’Unione europea di introdurre una stretta all’importazione di inverter e sistemi di accumulo da Paesi considerati a rischio in termini di sicurezza. Tra questi, rientrano i prodotti fabbricati in Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. La decisione da parte dell’Unione europea nasce da motivi di cybersecurity, e quindi dall’obiettivo di proteggere le reti elettriche da possibili attacchi esterni. Ma viene letta anche come una strada necessaria per ridurre la dipendenza di componentistica, fortemente sbilanciata, di inverter e Bess dalla Cina, salvaguardando un comparto che in Europa ha sempre saputo difendere la propria storicità. A differenza di quanto infatti è accaduto sul fronte dei moduli, il mercato degli inverter nel Vecchio Continente ha saputo resistere, e ancora oggi vede una buona presenza di aziende che continuano operare e produrre nei principali Paesi europei. Ma andiamo con ordine.

Inverter, elementi strategici per la resilienza delle reti

Per la prima volta Bruxelles affronta il tema degli inverter non soltanto come componenti tecnologici del sistema fotovoltaico, ma come elementi strategici per la resilienza delle infrastrutture energetiche europee. In un’era sempre più legata alla digitalizzazione e alla gestione di dati, attraverso attacchi sugli inverter è possibile infatti accedere alle reti, impadronirsi di dati, manipolarli fino a creare veri e propri blackout. A partire da questi potenziali rischi, l’Europa ha quindi rafforzato le norme sulla sicurezza economica e sulla protezione delle infrastrutture critiche. Tant’è che nel corso del 2025 la Commissione ha inserito la dipendenza dagli inverter prodotti da aziende cinesi tra le cosiddette “high-risk dependencies”, evidenziando le criticità derivanti dall’elevata concentrazione del mercato nelle mani di pochi fornitori extraeuropei.

Tanta incertezza

Bisogna specificare come al momento non ci sia ancora nulla di concreto ma come, allo stesso tempo, questa decisione stia creando confusione e abbia diviso il mercato: da una parte, i produttori di inverter europei vedono nell’iniziativa una misura concreta per difendere la filiera e limitare la dipendenza in una fase di profonda espansione del mercato; dall’altro, vi è la preoccupazione che, vietando l’ingresso di prodotti dalla Cina, si rallentino gli obiettivi di decarbonizzazione del Vecchio Continente. Non solo: in Europa ci sono diverse misure a supporto del fotovoltaico, soprattutto di taglia utility scale, con progetti in fase di sviluppo che rischiano di bloccarsi. Basti pensare al mercato italiano, che con le recenti misure legate al FER X e all’asta Macse si prepara a mettere a terra diversi gigawatt.

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