L’energia attualmente rappresenta in media il 24% dei costi operativi delle imprese italiane. In questo contesto, secondo il 54% delle aziende l’aumento dei costi dell’energia continua a minacciare la redditività. La sfida si è spostata dalla capacità di reagire ai picchi di prezzo alla gestione di una persistente volatilità dei prezzi ed esposizione strutturale.
Sono alcuni dei dati che si trovano nel rapporto “Intelligenza energetica end-to-end” realizzato da ABB, società specializzata nell’elettrificazione e nell’automazione, insieme a Sapio Research. Le due società hanno intervistato 2.700 decisori senior in 15 Paesi e 15 settori industriali.
Rispetto alla media globale, l’Italia mostra un onere medio dei costi energetici (24% contro il 25% globale), una percezione della minaccia alla redditività leggermente sotto la media (54% contro 59% globale) e una preparazione all’uso di strumenti digitali per la gestione energetica inferiore alla meda (59% contro 67% globale).
Nonostante il 66% delle aziende italiane abbia già investito in efficienza energetica, l’esecuzione resta il vero punto critico. Molte organizzazioni industriali in Italia infatti faticano ancora a convertire le intenzioni in risultati costanti.
«L’efficienza energetica è diventata un pilastro della business continuity, della conformità e della creazione di valore a lungo termine. È una condizione per avere accesso al mercato», spiega Michele Giuliano, energy efficiency business development manager in ABB. «Gli ostacoli all’efficientamento energetico sono cambiati radicalmente. Ciò che frena le aziende ora sono silos organizzativi, lacune di competenze e mancanza di dati utilizzabili. Siamo giunti a un punto di svolta, che ci indica come la sfida sia aiutare le imprese a trasformare le intenzioni in esecuzione ripetibile».
In Italia, in particolare, gli ostacoli principali all’efficientamento energetico sono i costi (39%), il rischio potenziale di tempi morti e interruzioni (26%) e la carenza di risorse specializzate (27%). Ma le rinnovabili da sole non bastano. Lo studio infatti indica un rischio crescente di “compiacimento post-rinnovabili”. Fra le imprese italiane che sono passate a fonti di energia rinnovabili (35% del campione), il 29% segnala una ridotta attenzione all’efficienza energetica. Significa che una volta adottate fonti di energia rinnovabile, non si riducono i consumi e non si sfruttano tutte le opportunità per aumentare la resilienza e controllare i costi nel lungo periodo.
«Per colmare queste lacune nell’esecuzione, ABB unisce la diagnostica all’ammodernamento mirato di sistemi motorizzati, strumenti di ottimizzazione mediante software, finanziamenti a risultato e servizi di gestione del ciclo di vita», conclude Giuliano. «L’analisi dell’energia a 360 gradi è un altro modo per aiutare le industrie a operare in modo più snello e pulito, trasformando iniziative isolate in guadagni di prestazioni costanti nel tempo».
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