Produttori di moduli UE contro l’Industrial Accelerator Act: “Non aiuta la manifattura europea”

by editore
editore
Produttori lettera
Condividi:

Diversi produttori di moduli fotovoltaici Made in UE hanno sottoscritto una lettera congiunta per puntualizzare alcune limitazioni inserite nel testo finale dell’Industrial Accelerator Act presentato dalla Commissione europea a inizio marzo.

Le aziende firmatarie sono Bisol, Eurener, Fly Solartech, FuturaSun, Omnia Solar, SoliTek, Soluxtec, Solvis, Solyco, Sonnenkraft, Sunerg, Torri, Voltec Solar.

Secondo questi produttori, il testo presentato a marzo dalla Commissione europea rischia di complicare ulteriormente il mercato fotovoltaico interno, rallentando la manifattura dell’UE anziché incentivarla. Per contrastare questo rischio, le aziende propongono una serie di misure con un impatto reale e immediato sul mercato.

Industrial Accelerator Act: il testo presentato a marzo

A inizio marzo la Commissione europea aveva presentato l’Industrial Accelerator Act (IAA), con l’obiettivo di rafforzare il settore manifatturiero dell’Europa portandolo a rappresentare il 20% del PIL dell’EU entro il 2035. Per fare ciò, l’intenzione è quella di sfruttare strumenti di politica pubblica come appalti pubblici e aste per dare spazio a tecnologie pulite prodotte in Europa.

Tuttavia il testo presentato a marzo differisce in maniera sostanziale dalla bozza circolata lo scorso gennaio. In particolare all’interno della bozza risalente a gennaio, si proponeva la partecipazione alle aste e agli appalti pubblici solo con impianti fotovoltaici composti da inverter e due altri componenti principali prodotti all’interno dell’unione europea. Dopo tre anni dalla pubblicazione del regolamento, sarebbero stati accolti tre ulteriori componenti anziché due.

Invece nel testo finale, che deve essere approvato dal Consiglio europeo e dal Parlamento europeo, sono contemplati solo inverter e celle fotovoltaiche prodotte internamente all’Unione europea.

Le proposte delle aziende firmatarie

Secondo i produttori di moduli Made in EU, sebbene le recenti proposte discusse nell’ambito dell’IAA siano animate da buone intenzioni, “è improbabile che tali approcci producano l’impatto industriale auspicato”, si legge nella lettera. “Formule di origine complesse rischiano di creare oneri normativi senza ripristinare condizioni di concorrenza eque. Inoltre regole basate su combinazioni di più componenti introdurrebbero un’ulteriore complessità amministrativa, aumenterebbero i costi di verifica e di conformità e potrebbero far salire il prezzo degli impianti fotovoltaici prodotti in Europa. Allo stesso tempo, tali meccanismi non risolverebbero lo squilibrio di mercato fondamentale che attualmente colpisce i produttori europei. Inoltre, combinare diversi componenti in un unico requisito di origine è concettualmente errato”.

Se l’Unione Europea intende sostenere lo sviluppo della propria catena del valore fotovoltaica, ogni segmento dovrebbe invece essere affrontato attraverso politiche chiare, trasparenti e specifiche per ciascun componente.

Per preservare e ricostruire la capacità produttiva nel settore fotovoltaico in Europa, i firmatari la lettera suggeriscono che gli impianti fotovoltaici che beneficiano di finanziamenti pubblici dovrebbero dare la priorità ai prodotti fotovoltaici fabbricati all’interno dell’Unione Europea.

Inoltre l’Unione Europea dovrebbe prendere in considerazione strumenti temporanei di stabilizzazione del mercato in grado di ripristinare condizioni di concorrenza leale nel mercato europeo.

Da ultimo secondo i produttori di moduli Made in EU, laddove vengano introdotti requisiti di origine, questi dovrebbero essere semplici, prevedibili e definiti separatamente per ogni segmento della catena del valore fotovoltaica, in linea con l’effettiva capacità industriale.

Per leggere la lettera inviata alla Commissione europea clicca qui

Mentre per leggere il testo dell’IAA presentato dalla Commissione europea a inizio marzo clicca qui

newsletter

Condividi: