Gli impianti fotovoltaici a terra continuano a rappresentare una soluzione strategica per aumentare la capacità installata da fonti rinnovabili in Italia. Tuttavia, il tema dei vincoli paesaggistici resta uno degli aspetti più delicati nella fase autorizzativa. Nel 2026 il quadro normativo è stato ulteriormente aggiornato con l’obiettivo di accelerare la transizione energetica, pur mantenendo tutele per il territorio e il paesaggio.
Per sviluppatori, EPC contractor e imprese del settore, conoscere le nuove regole è fondamentale per evitare blocchi procedurali e contenziosi.
Aree idonee e semplificazioni autorizzative
Uno dei punti chiave della normativa recente riguarda la definizione delle aree idonee per l’installazione di impianti rinnovabili. Il legislatore ha individuato categorie di siti dove l’iter autorizzativo è semplificato, tra cui:
- Aree industriali e artigianali dismesse
- Siti contaminati o bonificati
- Discariche esaurite
- Cave non più attive
- Fasce adiacenti a infrastrutture stradali o ferroviarie
In questi contesti, gli impianti a terra possono beneficiare di procedure accelerate, con riduzione dei tempi per il rilascio delle autorizzazioni e minori rischi di opposizione.
Vincoli paesaggistici: cosa cambia nel 2026
Il 2026 segna un ulteriore passo verso l’equilibrio tra tutela del paesaggio e sviluppo delle rinnovabili. Le nuove disposizioni prevedono:
- Maggiore chiarezza nella distinzione tra aree effettivamente vincolate e aree limitrofe
- Linee guida uniformi per le soprintendenze, al fine di ridurre interpretazioni divergenti
- Introduzione di criteri oggettivi per valutare l’impatto visivo degli impianti
Resta comunque obbligatorio il parere paesaggistico nei territori sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Tuttavia, le tempistiche per il rilascio dei pareri sono state razionalizzate, con termini più stringenti per le amministrazioni competenti.
Impianti agrivoltaici e tutela del suolo
Un capitolo rilevante riguarda gli impianti agrivoltaici, che combinano produzione energetica e attività agricola. Le nuove linee guida rafforzano la possibilità di installazione anche in zone agricole, a condizione che venga garantita la continuità dell’attività primaria e che siano rispettati specifici requisiti di altezza e distanza tra le strutture.
Questa configurazione rappresenta una soluzione interessante per superare alcune criticità legate al consumo di suolo, mantenendo un equilibrio tra produzione energetica e valorizzazione del territorio.
Criticità ancora aperte
Nonostante le semplificazioni, permangono alcune criticità operative. Le principali riguardano:
- Interpretazioni differenti tra regioni
- Ricorsi amministrativi da parte di enti locali o associazioni
- Tempi non sempre coerenti con gli obiettivi di accelerazione previsti dal PNIEC
Per le imprese è quindi fondamentale pianificare con attenzione la fase preliminare, includendo studi paesaggistici dettagliati, rendering progettuali e analisi di impatto ambientale quando richiesto.
Opportunità per il settore
Le novità normative del 2026 offrono comunque un quadro più stabile e prevedibile per gli investimenti. L’individuazione delle aree idonee e la maggiore uniformità nelle valutazioni paesaggistiche possono favorire lo sviluppo di impianti a terra di medie e grandi dimensioni, necessari per raggiungere gli obiettivi nazionali di produzione da rinnovabili.
Per EPC contractor e sviluppatori, la conoscenza approfondita della normativa diventa un vantaggio competitivo. Integrare competenze tecniche, ambientali e legali è oggi essenziale per portare a termine i progetti nei tempi previsti.
Gli impianti a terra restano una componente centrale della strategia energetica italiana. Le novità normative del 2026 mirano a trovare un equilibrio tra esigenze di tutela paesaggistica e necessità di accelerare la transizione energetica. Per gli operatori del settore, aggiornamento costante e pianificazione accurata sono gli strumenti chiave per trasformare le nuove regole in opportunità concrete di sviluppo.