Elettricità Futura esce da Confindustria Energia: “Non tutelati gli interessi del mondo elettrico”

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Elettricità Futura non rinnoverà l’iscrizione a Confindustria Energia e tutti gli organi di rappresentanza dell’associazione delle imprese elettriche rassegneranno le proprie dimissioni.

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Salvatore Pinto, presidente di Elettricità Futura

La decisione, ufficializzata tramite nota sul sito dell’associazione, arriva dopo alcune tensioni con i vertici di Confindustria. Queste tensioni sono culminate lo scorso ottobre in uno scontro diretto tra il numero uno di Elettricità Futura, Salvatore Pinto, e il presidente di Confindustria Energia, Emanuele Orsini, sul tema dei prezzi dell’energia elettrica.

Alla base della scelta di Elettricità Futura c’è quindi un generale malcontento per la scarsa rappresentanza degli interessi delle imprese elettriche. L’associazione avrebbe infatti accusato Confindustria Energia di non rispettare il principio statutario della rappresentanza di tutte le componenti industriali, tutelandone soltanto una parte. E, nella fattispecie, produttori di energia da fonte fossile (petrolieri e gasieri) e industrie energivore.

Tra le cause che hanno portato alla rottura, una serie di disaccordi sulle politiche legate all’energia aggravati dal testo della Legge di Bilancio 2027, che prevede un aumento dell’Irap per le imprese energetiche.

In merito a quest’ultimo punto, il presidente di Elettricità Futura negli scorsi giorni aveva espresso preoccupazione.  «Apprendiamo la volontà di tassare ancora una volta il settore elettrico», ha appunto dichiarato Salvatore Pinto. «Siamo preoccupati, perché se si confermasse tale scelta si colpirebbe il maggior investitore industriale del Paese. Frenando gli investimenti si metterebbe a rischio lo sviluppo del comparto che sta garantendo prezzi dell’energia elettrica tra i più bassi d’Europa. Sarebbe incomprensibile che, mentre il caro-carburanti sta mettendo in ginocchio l’Italia e gli idrocarburi si confermano il vero problema del Paese, a farne le spese fossero le fonti rinnovabili, già frenate nel loro sviluppo da burocrazia e politica».

L’uscita da Confindustria Energia coinvolgerà non soltanto i rappresentanti diretti dell’associazione, ma anche gli esponenti delle aziende che ricoprono incarichi negli organi della federazione in quota Elettricità Futura. In particolare ci si riferisce ai numeri uno di grandi gruppi industriali come Enel, Eni, A2A, Edison, Iren, Acea ed Erg, quotati in Borsa e interlocutori strategici del Governo. La rottura assume così una portata più ampia sul piano della rappresentanza.

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