Cuter (Jinko Solar) su agrisolare e requisito Made in UE: “Incentivi mirati non aiutano il mercato”

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A pochi giorni dalla pubblicazione delle regole operative del bando Agrisolare, che stanzia quasi 800 milioni di euro per impianti fotovoltaici e sistemi di storage in ambito agricolo, continua a far discutere il requisito che premia i moduli fotovoltaici delle categorie A, B o C iscritti al Registro Enea.

Agrisolare, la misura

Si tratta dello stesso requisito del Piano Transizione 5.0 che premierebbe, principalmente, i produttori Made in UE. Nel dettaglio, l’incentivo è riconosciuto nella misura di 1.500 euro al kWp per i moduli iscritti nel registro Enea nelle categorie B o C (solo un produttore rientra in queste categorie) e di 1.000 euro al kWp per i moduli della categoria A. Una parte del mercato ha reagito negativamente contestando il fatto che non è la prima volta che gli incentivi premino maggiormente solo pochi e specifici produttori.

Il commento di Cuter (Jinko Solar)

Un’altra critica rivolta alla misura è relativa ai massimali di spesa rimborsabili che, considerano un prezzo per Wp elevato rispetto alle quotazioni di mercato, rischiano di causare un immotivato innalzamento dei listini a fronte di una possibilità di recupero della spesa da parte dell’investitore.

«Queste iniziative servono a dare respiro ai produttori Made in Europe e a tentare di ridare slancio alla filiera UE, ma sicuramente non aiutano e non strutturano il mercato sul lungo periodo», dichiara Alberto Cuter, vice presidente Italia e America Latina di Jinko Solar. «Non solo: 800 milioni di euro e il contributo fino all’80% sono incentivi cospicui, ma sappiamo bene che il fotovoltaico, soprattutto per i prezzi raggiunti, non ha bisogno di sovvenzioni. Non ci sentiamo penalizzati, perché questa misura potrebbe portare all’installazione di poco più di 1 GW di nuovi impianti fotovoltaici. Si tratta di numeri che non impattano in maniera sensibile sulle nostre vendite. Tuttavia, l’erogazione di questo tipo di incentivi è il chiaro messaggio che per avere una filiera europea servono incentivi importanti. Noi sosteniamo da sempre che il fotovoltaico non ha bisogno di incentivi, come del resto è parso chiaro con i risultati del FERX».

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