Con la Delibera 23/2026/R/eel pubblicata nei giorni scorsi da Arera, torna l’obbligo di installazione del modem per il teledistacco degli impianti da fonti rinnovabili. L’obbligo riguarda anche gli impianti fotovoltaici di potenza superiore ai 100 kWp in media tensione. I proprietari degli impianti dovranno adeguare le installazioni entro il prossimo 16 marzo 2026, pena ripercussioni sugli incentivi.
“Il presente provvedimento è finalizzato a introdurre ulteriori meccanismi di enforcement”, si legge in una nota di Arera, “per garantire che, in condizioni di overgeneration, gli impianti di generazione distribuita si distacchino dalla rete a seguito dell’attivazione da parte di Terna della procedura di teledistacco basata sull’utilizzo di telesegnali mediante tecnologia GSM/Gprs, così da concorrere a garantire l’esercizio in sicurezza del sistema elettrico nazionale. Il provvedimento prevede, tra l’altro, che a decorrere dal 16 marzo 2026 e fino all’avvenuto adempimento all’obbligo, per gli impianti non adeguati con convenzione attiva con il GSE sia sospesa l’erogazione delle partite economiche di competenza; per gli altri impianti non adeguati, il soggetto responsabile versi a Terna un corrispettivo funzionale a sterilizzare la remunerazione dell’energia immessa in rete”.
Il mercato ha reagito negativamente al provvedimento di Arera contestando non solo il danno economico per gli operatori, ma anche l’incongruenza con altre recenti misure con quella relativa al controllore centrale d’impianto (CCI).
«Da una parte, il dispositivo per il teledistacco rischia di diventare obsoleto una volta che il soggetto responsabile si doterà del controllore centrale d’impianto», dichiara Michele Mencarelli, Ceo di MC Energy. «Dall’altra, è prevista un’ulteriore spesa, che porta a confusione, incertezza normativa e impossibilità di pianificare sul lungo periodo. È l’ennesima tegola per il mercato del solare e per la credibilità di questo settore».
Per consultare il testo della delibera, clicca qui
