Arera: “La norma CEI 0-21 si applica a tutti gli impianti connessi alla rete pubblica”

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Ogni apparecchiatura destinata alla connessione alla rete pubblica, inclusi inverter, sistemi ibridi e dispositivi di interfaccia, deve essere certificata ai sensi della Norma CEI 0-21. È questo il contenuto del parere formale rilasciato da Arera in data 20 gennaio 2026 (prot.4140/2026) relativamente alla connessione degli impianti di produzione di energia elettrica alla rete pubblica e all’obbligo di applicazione della Norma CEI 0-21 e del Testo Integrato delle Connessioni Attive (Tica).

Arera, nello specifico, ha risposto a un’interrogazione rivolta da Simone Scotto di Carlo, direttore tecnico iS Energy Srl, in merito ai cosiddetti “finti off grid” ovvero inverter non certificati CEI 0-21 che vengono venduti come esenti da pratiche di connessione perchè non immettono in rete.

Conferme a tutela del mercato

La risposta dell’Autorità non introduce nuove regole, ma conferma e rafforza quanto già previsto dal quadro normativo vigente. Così facendo tutela ulteriormente il mercato, oltre alla sicurezza del sistema elettrico e degli operatori che lavorano correttamente.

Arera nella sua risposta non rileva se l’impianto immetta o meno energia in rete, se l’immissione sia occasionale o strutturalmente inibita, se l’impianto venga presentato come “autoconsumo puro”. La discriminante è una sola: la presenza di un punto di connessione alla rete pubblica con obbligo di connessione di terzi.

Il parere di Arera conferma inoltre che il Tica trova sempre applicazione per qualunque impianto di produzione collegato alla rete pubblica, anche se l’energia prodotta non viene mai immessa in rete.

«Questo passaggio è particolarmente rilevante», spiega Simone Scotto di Carlo, «perché smentisce in modo definitivo alcune narrazioni commerciali secondo cui sarebbe possibile collegare impianti di produzione alla rete senza iter di connessione, installare inverter non certificati CEI 0-21 dichiarando l’assenza di immissione e aggirare gli obblighi regolatori tramite configurazioni ibride o presunte soluzioni off-grid». In sostanza, secondo Arera, la sola connessione fisica alla rete pubblica fa scattare l’applicazione del Tica.

L’Autorità chiarisce anche l’unico caso in cui non si applica la disciplina Tica, ovvero quando l’impianto di produzione è connesso a un’utenza non collegata alla rete pubblica, la cosiddetta utenza in isola. Si tratta di impianti completamente off-grid, ovvero privi di qualsiasi connessione con reti soggette a obbligo di connessione di terzi, tipicamente utilizzati in contesti remoti o autonomi. Qualsiasi altra configurazione ricade invece nel perimetro regolato.

Riconoscere il ruolo di progettisti e installatori qualificati

L’intervento di Arera rappresenta un segnale positivo per l’intero settore fotovoltaico perché tutela i produttori che investono in certificazioni, prove di conformità e sviluppo di prodotti realmente compatibili con la rete. Inoltre rafforza il ruolo dei progettisti, che operano nel rispetto delle norme CEI e delle delibere Arera. Infine protegge gli installatori qualificati, penalizzati da offerte scorrette basate su scorciatoie normative. Allo stesso tempo, il chiarimento contribuisce ad aumentare la sicurezza del sistema elettrico, evitando interferenze sulla rete di distribuzione nel rispetto di quanto stabilito dalla CEI 0-21.

«Il messaggio di Arera è chiaro: non esistono scorciatoie normative», aggiunge Simone Scotto di Carlo. «Chi opera nel fotovoltaico deve farlo nel rispetto della CEI 0-21 e del Tica, ogni volta che un impianto è connesso alla rete pubblica. Operando nel settore da oltre 20 anni, posso affermare come progettista che questo chiarimento merita di essere diffuso il più possibile perché si tratta di un passaggio fondamentale, che premia la competenza, la qualità progettuale e l’installazione a regola d’arte, rafforzando la credibilità del fotovoltaico italiano e creando un contesto più solido per lo sviluppo futuro».

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